Il Natale A Tavola

IL NATALE A TAVOLA Anche le abitudini alimentari, seppure antiche, sono in continuo cambiamento; una volta il menu natalizio variava moltissimo a seconda della località e delle categorie sociali. Oggi invece le specialità locali sono state in gran parte sostituite da prodotti più o meno lavorati di origine industriale.
Anche se ci sono casalinghe che tentano di renderlo più originale usando qualche specialità di famiglia, il cenone di Natale ha una sua composizione standard. Si comincia con lo smörgåsbord, che comprende vari antipasti come aringhe marinate in fogge diverse, pàté di fegato di maiale, salame affumicato ecc., e che in occasione del Natale si arricchisce di salcicciotti cotti, soppressale, puntine alla griglia e piedini di porco in gelatina e naturalmente il cosciotto di maiale marinato, orgoglio della buona massaia, bollito o cotto al forno, spesso servito con cavoli preparati in vari modi. Ci sono poi le classiche polpettine di carne e naturalmente Janssons frestelse, un gratin delizioso profumato all'aringa. Tipico per l'occasione è il vörtbröd, un pane dall'aroma dolciastro preparato con mosto di malto.
Chi viene da fuori si chiede spesso come mai gli svedesi festeggino la nascita di Gesù consumando carne di maiale, che è alla base di gran parte delle preparazioni alimentari natalizie. Una volta la carne di maiale conservata si consumava durante tutto l'anno; il maiale veniva macellato in autunno, quando era più grasso, e poi, conservato in salamoia, doveva bastare fino all'autunno seguente. Qualche bestia, però, veniva risparmiata per essere macellata più tardi, a Lucia; il periodo del Natale era quindi l'unico durante il quale si mangiava carne fresca, cosa considerata un grande lusso. Oggigiorno le limitazioni non sono più le stesse, ma a tavola lo svedese è così tradizionalista, specie durante le feste, che per molti un Natale senza soppressala, salcicce di maiale e cosciotto di maiale, bollito o cotto al forno è assolutamente inconcepibile.
Nelle famiglie tradizionali, dopo gli antipasti si mangia il lutfisk, una specie di baccalà che viene trattato per un paio di settimane in bagni alterni di acqua e soda fino ad assumere un aspetto gonfio e una consistenza gelatinosa. Si tratta di una reliquia alimentare del Medioevo, quando il digiuno prenatalizio imponeva due settimane a base di pesce conservato. Con la Riforma l'usanza del digiuno avrebbe dovuto sparire; eppure ancora oggi, dopo 450 anni (forza della tradizione!), questo piatto, da molti ritenuto ben poco appetibile, continua lo stesso a fare la sua apparizione sulla tavola natalizia, condito con besciamella o burro fuso, e aromatizzato con sale e pimento o pepe.
Il dessert è spesso una pappa dolce di riso (risgrynsgröt) servita con latte caldo e cannella; una volta in molte famiglie questo era il piatto fotte del Natale, dato che era facile prepararlo in grandi quantità. Ecco perché ancora oggi il consumo di questo piatto è un fatto rituale: quando ci si serve, o se si trova la mandorla che vi è stata nascosta, bisogna pronunciare una rima, che può essere improvvisata oppure attinta dal repertorio tradizionale.
Fanno parte della tradizione natalizia anche quei biscottini speziati (pepparkakor, con zenzero, cannella, cardamomo e chiodi di garofano, ma oggigiorno senza pepe) che vengono in genere cotti a forma di cuore oppure di abete, maialino e capro, classici simboli del Natale.